Esempi
Eni e l’illusione green
Coca-Cola sponsor del vertice sul clima
Il greenwashing non si annida solo tra le pubblicità ingannevoli, ma anche dietro le sponsorizzazioni. Nel 2022 ha destato scandalo la scelta di includere Coca-Cola tra gli sponsor ufficiali della COP27, la conferenza mondiale sul clima di Sharm el-Shiek, in Egitto. Coca-Cola ha infatti grandi responsabilità sia per l’inquinamento da plastica sia per la crisi climatica: si stima che produca 120 miliardi di bottiglie di plastica usa e getta all’anno (quasi 100 mila al minuto!), che al 99% sono realizzate a partire da idrocarburi e che in gran parte non vengono riciclate, finendo nelle discariche o direttamente nell’ambiente.
Gli spot di Shell bloccati per greenwashing
A giugno 2023 l’ente di autoregolamentazione del settore pubblicitario del Regno Unito ha deciso di vietare una campagna promozionale di Shell perché gli spot del colosso fossile sono stati giudicati ingannevoli per i consumatori. Le pubblicità mostravano infatti solo la produzione di energia da fonti rinnovabili e non inquinanti, mentre la gran parte del business dell’azienda si fonda ancora sullo sfruttamento di gas e petrolio. L’ente britannico ha ritenuto che la campagna potesse far credere a un impegno ambientale da parte di Shell che non trova riscontro nella realtà.
San Benedetto e lo “zero” solo a parole
Fino all’estate 2025 Acqua Minerale San Benedetto pubblicizzava la linea Ecogreen con slogan come “CO₂ Impatto Zero”, suggerendo che la produzione di bottiglie non comportasse emissioni di gas serra o addirittura avesse effetti positivi sull’ambiente.
Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), quei messaggi erano potenzialmente fuorvianti. Dopo l’intervento dell’Antitrust, l’azienda ha rimosso slogan, grafiche e riferimenti ambientali da confezioni e pubblicità, sostituendoli con informazioni più dettagliate sulla sostenibilità.
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